17/03/2025

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Suor Pat Murray: «La fragilità di papa Francesco è anche la sua forza»

Suor Pat Murray: «La fragilità di papa Francesco è anche la sua forza»

 

Il 14 marzo 2025 è stata pubblicata su Famiglia Cristiana questa intervista con Suor Pat Murray, segretaria esecutiva dell'Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG). Di seguito riportiamo il testo completo, in cui Suor Pat riflette sulla figura di Papa Francesco e sulla risposta delle religiose alle sue sfide evangeliche.

 

 

 

La religiosa guida oltre seicentomila religiose nel mondo che si uniscono nella preghiera per il Pontefice, riconoscendone l’umiltà e la forza evangelica. A maggio, l’assemblea dell'UISG (Unione internazionale superiore generali) affronterà le sfide globali della vita consacrata.

 

Dietro di lei ci sono 1.900 superiore generali, le leader delle congregazioni religiose femminili che contano oltre 600.000 donne in tutto il mondo. Suor Patricia Murray, dell’Istituto Beata Vergine Maria (più note come “suore di Loreto”), è irlandese, ha 77 anni ed è la segretaria esecutiva dell'Unione internazionale delle superiore generali (Uisg). Oggi, dice, tutto questo esercito di religiose è in preghiera per papa Francesco: «In questo momento gli siamo vicine, soffriamo con lui. E preghiamo che senta l’amore e l’accompagnamento delle sorelle del mondo. Sì, in tutto il mondo, noi religiose stiamo pregando per e con lui, per qualsiasi cosa Dio abbia in serbo».

 

Che cosa rappresenta papa Francesco per una religiosa che, come lei, è stata chiamata ad assumere anche responsabilità in Vaticano, consulente del Dicastero per la cultura e l’educazione e poi membro del gruppo che ha elaborato il documento di sintesi di un’assemblea sinodale (prima donna nella storia della Chiesa)?

 

«Francesco è una presenza incredibile per la Chiesa e per il mondo. Un uomo umile, ma anche forte nel proclamare il messaggio evangelico nella sua interezza, nel riconoscere i fallimenti della Chiesa, nel chiamare tutti noi alla conversione e al cambiamento. Ammiro la sua onestà nell’ammettere la propria debolezza e fragilità, la sua umanità. E il modo in cui si rivolge a coloro che sono particolarmente feriti e ai margini della vita. Ho in mente tante immagini del Papa che abbraccia qualcuno che è rimasto ferito, che ha un peso sul cuore. Un episodio mi ha molto colpito: quel bambino che, durante una visita in una parrocchia (a Corviale, Roma, nel 2018, ndr.) gli ha chiesto se suo padre, che non era un cattolico praticante ed era morto, fosse andato in Paradiso. “Quel papà non aveva il dono della fede ma ha fatto battezzare i suoi figli, questo a Dio è piaciuto tanto. Voi cosa pensate?”, rispose Francesco, facendo una sorta di catechismo, rilanciando la domanda di quel ragazzino agli altri bambini. “Come può un uomo che ha cresciuto suo figlio così buono non essere in cielo?”. È la sua capacità di far vivere il Vangelo in un contesto molto umano, ordinario, che mi tocca molto».

 

Papa Francesco è un gesuita, dunque – per così dire – un vostro “collega”. Qual è il suo messaggio a voi religiosi e religiose?

 

«Ci ha detto di svegliare il mondo, andare per le strade, essere vicini alla gente e soddisfare le attese e i bisogni delle persone. Come religiose ci ha chiesto di “lasciare i nostri nidi”; “uscire da quella porta e incontrare la gente”; “uscire per le strade”; “andare alle frontiere”; “lasciare il centro e viaggiare verso le periferie”; “raggiungere le frange dell’umanità”. Ci ha detto che siamo in un cammino di trasformazione. È una trasformazione personale, ma anche una trasformazione della società. A livello personale, questo Papa ci chiama al nostro io più vero, migliore e profondo. Ma anche, come Chiesa, ci sta chiamando a convertirci, in modo da essere davvero la luce che brilla nel mondo, il lievito nella pasta. È una costante chiamata alla conversione. Nella sua voce fragile, nel messaggio che ha dato alla piazza in preghiera nei giorni scorsi, abbiamo sentito la sua debolezza, ma conosciamo anche la sua forza, la forza della fede, il suo coraggio, il suo amore per la Chiesa. E anche la sua profonda vita spirituale».

 

Qual è stata in questi anni la risposta delle religiose all’appello del Papa?

 

«Insieme ad altre donne e uomini stiamo costruendo reti di solidarietà e sviluppando progetti pratici per affrontare il traffico di esseri umani, per accogliere i migranti e i rifugiati e per affrontare il cambiamento climatico e la distruzione dell’ambiente, raggiungendo in molteplici modi coloro che cercano aiuto di qualsiasi tipo. La cura del pianeta e dei poveri è al centro della nostra missione e dei nostri ministeri, perché la “pienezza di vita” è al centro della vita evangelica. Le religiose sono presenti anche in diversi ministeri istituzionali - scuole, ospedali, cliniche, strutture per anziani, carceri - e prestano servizio anche nei ministeri parrocchiali e diocesani, nei centri di ritiro e, più recentemente, nei Dicasteri vaticani, nelle Commissioni e nei Consigli vaticani. Le congregazioni di religiose hanno generalmente un ministero specifico per rispondere ai bisogni delle donne e dei bambini e per essere particolarmente vicine a coloro che sono ai margini della vita, a coloro che sono dimenticati, abbandonati e abusati».

 

Il prossimo maggio la Uisg ha in programma l’assemblea generale. Che cosa tratterete?

 

«Il tema dell’assemblea, che si svolgerà dal 5 al 9 maggio, è “Vita consacrata: Una speranza che trasforma”. Si prevede la partecipazione di circa 900 persone, è un momento importante sia per la vita consacrata che per la vita della Chiesa. Durante l’assemblea ci concentreremo sul bisogno di speranza nelle tante situazioni difficili che dobbiamo affrontare nel mondo di oggi. Inoltre, attingeremo all’intuizione e all’esperienza di sorelle che vivono e lavorano in contesti diversi per nutrire e sviluppare ricche risorse spirituali per sostenere noi stesse e gli altri. L’Uisg ha un vasto programma di formazione online sulla leadership sinodale, l’interculturalità, la cura e la salvaguardia, il diritto canonico, il team building, lo sviluppo personale e molti altri argomenti. L’Uisg ha progetti significativi incentrati sulla lotta alla tratta di esseri umani (Talitha Kum), sulla cura del creato (Sowing Hope for the Planet), sulla cura e la salvaguardia dei bambini (Catholic Care for Children International) e sulle migrazioni (Lampedusa e International Migration Network). Ogni progetto è integrato dallo sviluppo della capacità di fare advocacy».

20/03/2025

Italiano

ottimo

19/03/2025

Franca Tonini

Grazie!! Molto Molto interessante l articolo!!